Chiamatele scatole, se volete, ma non racchiudono, non separano, non definiscono un dentro e un fuori. Sono aperte. Lo sguardo le attraversa. Uno sguardo trasparente sulle cose del mondo, che si vorrebbero leggére. Foglie pendule di argento e oro, garze bianchissime sospese nel vuoto, un po’ di sabbia che si fissa sul vetro perché neanche la luce sia pesante. Pulviscolo  in uno scorcio di sole nella stanza in penombra, “ smeriglio di vetro calpestato”. L’artista prova a guardare il mondo con queste lenti.

Lenti selettive, che tolgono peso alla fitta rete di costrizioni che avvolgono ogni esistenza e che rendono la realtà così pesante. Ma non è forse per sottrazione che si raggiunge la poesia?

A.T.

Haiku box

concetti brevi che catturano frammenti di memoria.

Un lungo viaggio, un tempo sospeso, immagini che si sovrappongono, mosaici di colori e luci, bambini-camerieri che giocano con aquiloni in un chiaro mattino indiano, madrase che riflettono il cielo, ferro arrugginito in terre desolate, neve leggera che si adagia sulle yurte kirghise.... e racchiudo in piccoli scrigni dettagli che riemergono, filtrati dalla luce che trasforma colori e ombre. Sono filtri i vetri dorati e le pellicole sottili e fragili di carta, sono labirinti i fili sospesi ed è ancora un viaggiare nel silenzio rumoroso della mente.