India

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Ancora notte, le 5.30 del mattino: il paese dorme, la corriera attende il suo carico di uomini e pacchi; si delineano i profili ad est, lentamente le montagne rinascono. 

Sbucano dalle piccole porte donne e uomini, tanti, troppi; conquistiamo i nostri posti, difendiamo i bagagli e speriamo che l'autista abbia dormito bene.
Un sadu, guardiano del tempio e della strada, offre zucchero e pezzi di frutta secca, ci segna la fronte di rosso: ringraziamo, sperando che un dio, a noi sconosciuto, protegga il nostro viaggio. 
Religiosità, ovunque templi e preghiere, brevi momenti di attenzione, offerte d'incenso e fiori, ghirlande che ci accompagneranno.
È già buio quando, finalmente, arriviamo a Shimla, alle nostre spalle lo Spiti: maestosità e potenza, deserto che purifica, perenne preghiera, qui ed ora. 
Netto taglio di luce il tramonto che scompare e riappare nel sinuoso scendere dalle colline la sera dopo, ormai sul treno per Delhi.

Stazione di Old Delhi 6.30 del mattino.

Stato di intontimento, notte insonne, fatica accumulata, salto nel vortice indiano.

Baraccopoli, baraccopoli sotto i cavalcavia, tre teli le pareti, fuochi, pentole, immondizia e l'inconfondibile bagliore azzurro dello schermo TV. Gente accovacciata sulle rotaiei, qualcuno ha definito "dei Pollock" i segni lasciati da questa miseria. Banchine della stazione invase: piramidi di pacchi, stracci che nascondono corpi, corpi in movimento, corpi che si lavano, occhi puntati, facchini in rosso, cibo, treni "bestiame", umanità che s'impone.

Benvenute a Delhi !

Ci avventuriamo all'esterno scavalcando montagne d'immondizia, attanagliate dall'odore acre e dolciastro di piscio, spezie, fogna e non ben individuato altro, occhio basso per schivare le merde enormi e fumanti.

Pensiamo di goderci un meritato riposo ignorando che, esattamente di fronte alla nostra finestra, c'è un mistico tempietto dotato d'impianto d'amplificazione: a cadenza di poche ore, a partire dalle sette del mattino, una gracchiante voce distorta diffonde preghiere cantate a ritmo di cembali, campanelle e tamburi.

Ma non basta! Nel suggestivo mercato sottostante venditori ambulanti pubblicizzano le loro merci, motorisciò e moto scoppiettanti e strombazzanti si fan largo tra umani, bestie e altri veicoli, cortei matrimoniali si annunciano per mezzo di bande a fiato e percussione accompagnate da ragazzini muniti di petardi, vacche muggiscono e branchi di cani latrano e ululano quando pare che tutto il resto taccia.

In uno stato di intontimento totale vaghiamo per la metropoli. Quadrupedi, tripedi, bipedi, unipedi, manupedi, ruotipedi urtano, spingono, sospingono, balzellano, traballano, assillano, scaracchiano, pisciano, dormono, mangiano, abitano, urlano, chiedono, siedono, pregano, suonano, battono, sbattono, sostano, tirano, comprano, scappano, vendono, aspettano, s'arrabattano, s'intrufolano, maneggiano, contrattano, impastano, friggono, filtrano, spremono, si scaldano, sorridono, danzano, pedalano, aggiustano, gettano, bollono, tagliano, offrono, s'accucciano, cuciono, radono, lucidano, stirano, guardano, oziano, cesellano, infilano, attraversano, salutano, edificano, arrostiscono.........sfiniscono!

Fatica, l'India è faticosa, è frastuono di formicaio.

L'India è incuria, è la sporcizia nelle strade, è la devastazione dei suoi monumenti, è la mancanza di coesione sociale.

L'India è attanagliata dall'affanno del "business", abbindolata dal "consumo".

L'India è eccesso: nella moltitudine che dorme alla stazione di Bhopal, sorda al caos che la circonda, nei bazar di negozi fotocopia, dove gente, carretti, moto, ciclorisciò, mercanzie ti intrappolano e ti sospingono, nell'appiccicosa invadenza, nel rituale assalto al turista che osa sporgersi dal portellone del bus, nell'umiliazione di chi è subordinato, negli spostamenti interminabili, nei graffiti di saliva rossa sui muri della posta centrale di Mumbay, nell'assoluta mancanza di silenzio, nei trecento cammelli per la rituale passeggiata al tramonto sulle dune di Sam.

Mano dell'uomo pesante l'incuria dell'uomo.

Antichi fatiscenti palazzi, affastellati nel tempo, leziose, eleganti , imponenti strutture, superfici traforate, vuoti e pieni, pietre dure, specchietti incastonati, intarsi, frescura di pensili giardini e ombreggiati patii, riflessi e giochi d'acqua, affreschi minuziosi, oro ed argento, merlature a biscotto, raffinato simbolo di potere appiattito da opache, pesanti pennellate di colore, eroso da nere muffe, sgretolato o ridipinto in tinte brillanti. Intorno crescono disordinatamente forme, canti, rumori, profumi, odori, cumuli di plastica, escrementi, abbandono. Nei templi antichi e moderni maldestri rimaneggiamenti si stratificano.

Gigantesca spugna, la mente dell'uomo corregge gli orrori.

Rajastan.

Terrazze sui tetti, vita sospesa, vista aerea, uomini uccello gli aquiloni nel cielo. Potere sacro e vivificante dell'acqua, abluzioni, bucati, pulizia, capelli lucenti, pelli bagnate, arcobaleni i panni ad asciugare, brulichio e riflessi di corpi e colori.

Jaisalmer: fortezza frontiera del deserto, castello di sabbia cesellato nella pietra millenaria, invasa, sommersa, erosa, insozzata da microcefali del business, si sgretola impotente; incredula regina ora domina cumuli di plastica. Scarnificata. Ormai inutili, i bastioni sprofondano.

Il taxi attraversa lento la laguna abitata dai suoni del mattino, dai barconi immobili, da colorate case in stile portoghese, da stormi di uccelli bianchi e Arambol ci appare nella luce radente: immensa spiaggia, mare blu, barche a bilanciere sul bagnasciuga, neri faraglioni, silenzio ...tra le palme e la sabbia un'interminabile sequenza di bar, ristorantini, capanne e negozietti invade la costa. Con i primi lettini spuntano i patiti del jogging, flaccidi uomini in tanga tentano di mantenersi giovani,  stanchi irriducibili si agitano sulle ultime note di un rave party, figure di thai chi si stagliano, saluti al sole si sprecano, fumi di cylum s'innalzano. A poco a poco l'immenso villaggio turistico si anima e verso il tramonto brulica.

Goa rifugio per nostalgici hyppies, aspiranti mistici, sportivi del deltaplano aereo ed acquatico, fanatici del frisbie, massaggiatori, creativi, fuggiaschi, giovani alla ricerca di un paradiso che non sanno che e' perduto, veri-finti baba, bonghisti e chittarristi della domenica, non ben identificati altri nullafacenti, tutti con improbabili look.

Sabato e domenica variazione sul tema: orde di indiani approdano con bibite e cestini, mazze da cricket, radioline urlanti e, completamente vestiti, si immergono in cinquanta centimetri d'acqua.