Kashgar (Cina)

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Kashgar: sincretismo o contraddizione?

Semplice coabitazione di due mondi contrastanti, separati e compenetrati a momenti ... cinesie uyghuri. Asini che trascinano carretti sullo sfondo di grattacieli, sinuose strade lastricate tra abitazioni intonacate con il fango, lunghi viali da parata che si spalancano su spiazzi geometrici, colossale agiografica statua di Mao, caotico martellare di artigiani tra clacson di motorette e vociare, moltitudine di persone e banchetti, odori acri, fumo, teste, zampe, interiora di pecora, colori.

Contrapposizione tra la città vecchia con il suo bazar, dove donne uyghure dal volto nascosto da pesanti drappi marroni sfiorano sgargianti e attillate cinesi in scooter, e la rampante città moderna, con il suo aspetto un po’ stantio da nascente boom economico; chiassosa tranquillità di vicoli, che proteggono l’intimità di cortili domestici, in contrasto con l’assordante affanno di traffico, centri commerciali e giovani cinesi dalle bruciacchiate permanenti a ciocche bionde.

Domenica: fastoso mercato. Nuove rotte commerciali si stratificano: ordinate schiere di cuoio, vasellame, pentolame luccicante e pashmine allineate si giustappongono a mucchi disordinati di stoffe dai mille colori, ad antichi rimedi farmaceutici a centinaia di asini pazientemente parcheggiati, a cataste di melagrane, cavoli e spezie che si riversano sulla strada. Fervore, rumore, dita che toccano, narici che si dilatano, lingue che assaporano, onde che a tratti si impennano o si smorzano. La città da un lato si svuota e dall’altro si dilata.

Stratificazioni multiformi di rocce dai colori continuamente mutanti, anfiteatri di montagne; il percorso si insinua in una stretta gola amaranto, il fiume rossastro ci accompagna. Poi, più in alto, arcobaleni di colore striano rocce ocra, inaspettate enormi dune di sabbia si riflettono nell’acqua di un’ampia pianura umida e, all’orizzonte, ancora risplendenti, bianchi ghiacciai.

Saliamo fino a Tashkurgan, 3200 m. circa, tra cammelli battriani, yak capre, laghi, villaggi tagiki e trascorriamo la notte, sperando di attraversare la frontiera cinese l’indomani.

Un giorno di attesa nel nulla, per nulla!

Passano solo pulmini di turisti superpaganti e noi ritorniamo, meste, zaino in spalla, a consolarci con le ultime birre.

Ancora una notte in terra cinese e, finalmente, si parte: corriera zeppa di bagagli, pakistani chiassosi, CSI nelle olane e ... via verso il Kunjerab Pass, 4800 m., e lungo la Karakoram Highway.