Pakistan

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Pakistan del Nord: villaggi nell’immensità, terrazzamenti, canali d’irrigazione, patate, camion addobbati a festa, salwar kameez, gerle ricolme di legna o d’erba, chapati caldo, perle nere gli occhi, strade su precipizi, Indo impetuoso, vortici di acqua densa, ghiacciai, morene fin sul ciglio della strada, profumo di spezie.

Gilgit assediata, mitra, inquietudine, donne celate, piedi nudi, polvere, tablas e tamburi, mais sui tetti delle case, nei torrenti tappeti a lavare, sacchi sulle spalle, grappoli di gente sfreccianti, fuochi accesi in case di pietra e legno, disordinate città in perpetuo e lento movimento.

Peshawar, caotica e dinamica, porta d’accesso e di approdo dall’Afghanistan, soffocata dai fumi dei serpeggianti tuc-tuc, intrisa di profumi di croccanti pani, di enormi griglie, di odore di sangue di tranci di bestie, dipinta a colori vivaci da coperte e tappeti accatastati, rilucente d’oro e preziosi, vibrante di canti in gabbia al mercato degli uccelli.

Burqa sollevati nel Meena Bazar, riservato alle donne, per osservare, toccare, scegliere monili o minuziosi ricami pazientemente tracciati da dita infantili in oscuri seminterrati.

Gigantesco bazar di uomini, merci lecite ed illecite in inarrestabile flusso sulla via che dal Kybber Pass attraversa villaggi fortificati pashtun.

Peshawar è l’Oriente.